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Via Ruggiero Grieco n. 6 - Campogalliano
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Soluzioni a basso profilo per movimentazione in spazi stretti di carichi pesanti

Chi ha dovuto spostare un macchinario industriale all’interno di un reparto produttivo sa che il reale problema raramente è il carico in sé. Presse, centri di lavoro, impianti di produzione, per quanto pesanti, sono oggetti con una geometria definita e un peso calcolabile. La difficoltà è quasi sempre rappresentata dal contesto in cui è necessario movimentare questi carichi, per esempio i corridoi tra una macchina e l’altra che non superano il metro e mezzo o i pilastri che spuntano nei punti meno comodi e, spesso la variabile più insidiosa, il gap tra il pavimento e il basamento del macchinario, che può essere di pochi centimetri o di qualche decina.

È dalla risposta concreta che si riesce a dare a questi vincoli che si misura la vera utilità di una soluzione di movimentazione e dove spesso si scopre che molte attrezzature, per quanto potenti sulla carta, non riescono semplicemente a entrare dove serve.

Cosa si intende con soluzione di movimentazione a basso profilo

Quando si parla di soluzioni a basso profilo per la movimentazione industriale, si fa riferimento a due vincoli distinti, ovvero allo spazio disponibile intorno al macchinario (orizzontale) e all’altezza del sottopasso (verticale), che spesso richiedono risposte tecniche diverse.

Nel primo caso, un carrello elevatore frontale richiede corridoi ampi per poter girare; una gru mobile ha bisogno di area libera per posizionare i piedi stabilizzatori; persino i metodi più tradizionali come rulli, traversine, leve, richiedono che l’operatore possa muoversi liberamente attorno al carico su tutti i lati. In un reparto produttivo operativo, con le altre macchine in funzione e il personale al lavoro, questo spazio di manovra raramente è disponibile.

Quando si parla di “dimensione verticale” si fa invece riferimento all’altezza del sottopasso, ovvero la distanza tra il pavimento e la parte inferiore del basamento del macchinario. Questo dato è spesso ignorato in fase di pianificazione ma in realtà costituisce spesso una discriminante fondamentale nella scelta dell’attrezzatura per movimentare i carichi. Se quest’ultima, per esempio, ha un’altezza operativa di 250mm e il sottopasso disponibile è di 200mm, non esiste forza o tecnica che consenta di utilizzarlo: semplicemente non entra.

Nell’industria manifatturiera, i valori di sottopasso possono variare molto: da circa 100-150 mm per macchinari su piedini fino a 300-400 mm per impianti su basamento rigido. Quando al sottopasso ridotto si aggiunge poi anche uno spazio limitato per le manovre, lo scenario diventa ancora più vincolante: serve un sistema compatto, con altezza operativa minima e capacità di movimento precisa in spazi ristretti, come avviene tipicamente con i carrelli motorizzati progettati per ambienti industriali complessi.

Archimede, la soluzione progettata per arrivare dove gli altri non arrivano

I metodi convenzionali di movimentazione industriale sono stati progettati per risolvere il problema della forza, non quello dello spazio. Funzionano bene in condizioni ideali ma mostrano i loro limiti non appena l’ambiente operativo si fa più complesso. Pensiamo al carrello elevatore nella sua versione frontale o a force laterali: è sì uno strumento versatile per diverse operazioni di magazzino ma in un reparto produttivo congestionato le sue dimensioni di manovra diventano proibitive. Lo stesso vale per i sistemi di sollevamento con gru che se da un lato risolvono spesso problemi di accesso orizzontale dall’altro aggiungono altri limiti e vincoli rilevanti, come la necessità di aree libere in quota.
La lacuna che queste soluzioni lasciano aperta è la stessa: nessuna di esse è stata progettata per operare dentro lo spazio ristretto con un profilo verticale ridotto, libertà di movimento multidirezionale e controllo preciso

Archimede è la gamma di carrelli elettrici motorizzati di Naro Solution, sviluppata con un obiettivo preciso: portare capacità di movimentazione industriale anche nei contesti dove le soluzioni tradizionali si fermano. Ogni scelta progettuale, dalle dimensioni dello chassis all’altezza operativa, dalla tipologia di trasmissione alla gestione della batteria, risponde a questo obiettivo.

Come si è detto, il dato che più di ogni altro definisce l’idoneità di un sistema di movimentazione agli spazi stretti è l’altezza operativa: Archimede è disponibile in diversi modelli, con sottopassi inferiori ai 200mm. Questo, nella pratica operativa, apre possibilità che altri sistemi semplicemente non hanno.

L’altra variabile critica negli spazi stretti è la libertà di manovra. Archimede non vincola il movimento a una direzione prestabilita: consente spostamenti in avanti, lateralmente, in diagonale e con rotazione sul posto. In un corridoio stretto tra due impianti, questa multidirezionalità è la differenza tra un’operazione eseguibile e una che richiede lo smontaggio parziale del reparto.

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